Molinette, cinque trapianti di fegato in 36 ore: salvati anche un bimbo di 22 mesi e quattro adulti

di Umberto Zollo | Torino – Tra il 30 e il 31 ottobre cinque trapianti di fegato in 36 ore alle Molinette. Tra i pazienti un bambino di 22 mesi e quattro adulti. Due interventi eseguiti con tecnica split.

Per 36 ore le sale operatorie delle Molinette non si sono fermate. Da venerdì mattina a sabato sera, mentre un’équipe concludeva un trapianto, un’altra era già in viaggio per recuperare un nuovo organo. Alla fine, quattro fegati donati hanno permesso di trapiantare cinque pazienti, dal più piccolo, un bambino di appena 22 mesi, fino a un uomo di 58 anni.

La lunga sequenza è iniziata alle 8 di venerdì 30 ottobre al Centro Trapianto Fegato dell’ospedale Molinette di Torino, diretto dal professor Renato Romagnoli. Il primo intervento ha riguardato una donna ligure di 44 anni che aspettava da oltre tre anni un trapianto combinato di fegato e rene per una policistosi epato-renale.

Il fegato malato, arrivato a pesare più di dieci chilogrammi, è stato rimosso e sostituito con quello di un donatore compatibile. Il rene, invece, è stato mantenuto fuori dal corpo con una macchina di perfusione e trapiantato successivamente. Una scelta dettata dall’impatto della prima operazione sulle condizioni della donna e resa possibile dalle tecniche di conservazione degli organi.

Nel frattempo, un’équipe stava tornando a Torino dal Sud Italia. A bordo c’era il fegato di un donatore adulto destinato a un paziente molto più piccolo: un bambino torinese di 22 mesi e 13 chili, affetto da epatoblastoma.

Il piccolo aveva già affrontato diversi cicli di chemioterapia al Regina Margherita. La buona risposta alle cure aveva aperto una finestra temporale nella quale il trapianto poteva essere eseguito, ma rimaneva un problema: le dimensioni dell’organo adulto.

La soluzione è arrivata con lo split liver, la tecnica che consente di dividere il fegato del donatore in due porzioni. La parte sinistra, più piccola, è stata impiantata nel bambino. La destra è rimasta per altre tre ore collegata a una macchina di perfusione, in attesa della ricevente successiva.

In tarda serata è entrata in sala operatoria una 62enne del Torinese, affetta da cirrosi post-epatite C e da epatocarcinoma. Anche nel suo caso il trapianto è stato possibile dopo una risposta positiva alle terapie, questa volta a un protocollo di immunoterapia.

La notte, però, non ha chiuso la sequenza. Mentre il terzo intervento volgeva al termine, i chirurghi erano già ripartiti per un nuovo prelievo in Piemonte.

Sabato mattina è toccato a una ragazza di 24 anni del Pinerolese, da oltre un anno in lista d’attesa per una epato-colangite autoimmune. Nel frattempo un’altra squadra era già impegnata nel recupero dell’organo destinato al quinto paziente.

L’ultimo trapianto ha riguardato un 58enne con cirrosi post-epatite C ed epatocarcinoma. Il tumore era stato precedentemente ridotto attraverso una radioembolizzazione, trattamento che aveva consentito di ricondurre la malattia entro condizioni compatibili con il trapianto.

L’intervento si è concluso nella prima serata di sabato 31 ottobre, chiudendo una catena iniziata il giorno precedente: cinque pazienti trapiantati in 36 ore e quattro fegati utilizzati, uno dei quali diviso per curare due persone.

Dietro le sale operatorie si è mossa una rete molto più ampia: Centro Regionale Trapianti, Coordinamento Regionale Donazioni e Prelievi, 118, équipe impegnate nei prelievi e autisti incaricati dei trasferimenti. In un sistema nel quale i tempi di conservazione degli organi sono decisivi, ogni spostamento deve essere coordinato con quello successivo.

I cinque pazienti si trovano ora nell’Area Semintensiva Chirurgica del Centro Trapianti Fegato. Le condizioni, secondo le informazioni diffuse dalla struttura sanitaria, sono in progressivo miglioramento.

Il direttore generale della Città della Salute e della Scienza, Livio Tranchida, ha richiamato soprattutto il valore della rete e delle donazioni: “A tutti i professionisti che hanno contribuito a costruire questa storia va il nostro più sincero ringraziamento, ma il primo pensiero va ai donatori e alle loro famiglie, perchè la donazione all’origine di ogni trapianto è un atto volontario, di generosità e soprattutto d’amore.”

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