di Umberto Zollo
Per la prima volta alle Molinette di Torino è stato eseguito un trapianto combinato di cuore e fegato “in blocco” su un paziente con una condizione rarissima: il situs viscerum inversus, cioè la disposizione degli organi interni invertita “a specchio” rispetto alla norma. Il paziente, un uomo di 32 anni originario della Campania, è oggi ricoverato in area semintensiva chirurgica e il percorso di riabilitazione procede, secondo quanto riferito, in modo positivo.
L’uomo era affetto da una grave cardiopatia congenita, che lo aveva portato a subire tre interventi a cuore aperto tra infanzia e adolescenza. Gli esiti nel tempo hanno però contribuito a un progressivo peggioramento della funzionalità epatica, fino allo sviluppo di cirrosi. Nell’ultimo anno la situazione si è ulteriormente aggravata con la comparsa di un carcinoma epatico: dopo trattamenti locali inizialmente efficaci, l’emersione di un nuovo nodulo ha reso necessario un trapianto combinato, indicato come unica possibilità.
La presenza di organi “a specchio” rappresentava un ostacolo tecnico rilevantissimo: impiantare organi donati con anatomia “normale” su un ricevente con disposizione invertita aumenta drasticamente la complessità delle connessioni e dell’assetto vascolare. Per questo i curanti hanno indirizzato il paziente alla Città della Salute di Torino, dove un’équipe multidisciplinare ha studiato una strategia innovativa: inserire il paziente in lista d’attesa per un trapianto cuore-fegato in blocco, mantenendo cioè cuore e fegato del donatore in continuità.
La sera della disponibilità di un donatore compatibile, è stata attivata una macchina organizzativa descritta come imponente, con il coinvolgimento di numerosi operatori. Mentre il paziente veniva preparato nella sala operatoria della Cardiochirurgia, un’équipe multi-specialistica si è recata nell’ospedale del donatore per il prelievo del blocco cuore-fegato, mantenendo un collegamento costante con il team a Torino.
L’impianto è durato complessivamente 17 ore di sala operatoria, con oltre 12 ore di chirurgia. La particolare anatomia del paziente ha richiesto soluzioni ricostruttive dedicate: sono state realizzate nuove connessioni vascolari, anche con l’impiego di segmenti di vasi prelevati dallo stesso donatore. Al termine, il blocco cuore-fegato ha ripreso a funzionare e il sangue è tornato a scorrere in modo fisiologico.
Il decorso post-operatorio è stato definito complesso, come previsto per un intervento di questa portata, ma gestito con successo grazie al lavoro della Cardio-Rianimazione e al supporto di infettivologi, nefrologi e chirurghi vascolari. Il paziente è attualmente seguito nel Centro Trapianto Fegato, con un percorso di recupero che prosegue.
“Una storia a lieto fine che ancora una volta diventa esempio delle eccellenze della nostra Città della Salute e della Scienza a livello europeo e mondiale e del valore dei nostri operatori. I nostri professionisti sanitari hanno reso possibile ciò che non lo sembrava essere più in una situazione disperata. Un modello che verrà esportato nel nuovo Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione. Un doveroso ringraziamento al donatore e alla sua famiglia, che hanno reso possibile questo miracoloso trapianto combinato”.
“Una volta di più il Sistema Trapianti della Regione Piemonte si conferma ai vertici italiani ed europei con un trapianto di cuore – fegato di eccezionale difficoltà tecnico-organizzativa. La bravura dei nostri professionisti ha reso possibile questo intervento che apre una nuova frontiera nei trapianti combinati. Ennesima conferma di quanto CDSS meriti il ruolo di IRCCS Trapianti”.
L’intervento, per la combinazione tra trapianto doppio e rarità anatomica del ricevente, viene presentato come un passaggio che potrebbe ampliare le possibilità della chirurgia dei trapianti complessi, soprattutto in casi in cui la conformazione del paziente rende impraticabili percorsi standard.
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