di Umberto Zollo
Un trapianto cardiaco eseguito presso l’ospedale Molinette di Torino ha segnato un primato internazionale: un cuore donato in Grecia è stato impiantato in un paziente italiano dopo un viaggio di 1600 km, senza che il suo battito venisse mai interrotto. L’intervento è avvenuto nei giorni del quarantesimo anniversario del primo trapianto di cuore realizzato in Italia, aggiungendo un nuovo capitolo alla storia della medicina nazionale.
Il cuore, prelevato in un ospedale di Atene e indicato dai Centri Trapianti nazionale e regionale, è stato affidato a un’équipe specializzata partita da Torino. Utilizzando il sistema OCS Heart, una tecnologia che garantisce la perfusione continua dell’organo, i medici hanno mantenuto il cuore in attività sin dal prelievo, evitando la tradizionale fase di arresto che normalmente precede il trasporto e l’impianto.

Il ricevente, un uomo di 65 anni affetto da cardiomiopatia dilatativa, è stato preparato in sala operatoria mentre l’organo era ancora battente nella macchina di perfusione. Dopo circa sei ore di viaggio, il cuore è arrivato alle Molinette continuando a pulsare. A differenza delle procedure convenzionali, non è mai stato fermato: i chirurghi lo hanno collegato direttamente alla circolazione extracorporea del paziente, mantenendo costante l’irrorazione sanguigna e riducendo l’esposizione all’ischemia.
Durante l’intervento, eseguito dal team cardiochirurgico delle Molinette, il cuore ha continuato a battere mentre veniva posizionato nel cavo pericardico, sostenuto manualmente dai chirurghi prima dell’inserimento definitivo. Il decorso post-operatorio è stato regolare e il paziente è stato trasferito in reparto dopo pochi giorni.
Secondo gli specialisti, questa procedura apre nuove possibilità nella gestione dei trapianti cardiaci. Il mantenimento del battito e della perfusione continua permette di superare la tradizionale soglia delle quattro ore di ischemia, aumentando le probabilità di successo e ampliando il raggio d’azione per reperire organi compatibili.
Le autorità sanitarie piemontesi sottolineano come questo intervento evidenzi il livello di eccellenza raggiunto dal sistema trapianti regionale, capace di gestire operazioni complesse sia dal punto di vista clinico sia organizzativo. Il trapianto del cuore battente da Atene a Torino rappresenta un avanzamento significativo nella chirurgia cardiovascolare. L’utilizzo continuativo della perfusione apre scenari che potrebbero ampliare la disponibilità degli organi e migliorare la sicurezza degli interventi. Una tecnica che, se confermata su larga scala, potrebbe trasformare il futuro della trapiantologia cardiaca.
