Tumore al colon asportato in ipnosi: paziente sveglio operato alle Molinette

di Umberto Zollo

C’è una storia di speranza che arriva dalle corsie dell’ospedale Molinette di Torino. Protagonista un uomo di 76 anni, colpito da un tumore sanguinante al colon ma considerato “inoperabile” altrove. Le sue condizioni di salute, infatti, rendevano troppo rischioso l’uso dell’anestesia totale. Eppure, l’équipe di Chirurgia Generale 1, guidata dal professor Mario Morino, non si è arresa e ha scelto una strada diversa: unire la chirurgia d’eccellenza a una combinazione di anestesia locale, sedazione cosciente e ipnosi clinica.

Il percorso clinico del paziente era apparso fin da subito una salita ripida. Reduce da una grave embolia polmonare che gli aveva lasciato i polmoni fragili, l’uomo non avrebbe sopportato la ventilazione artificiale. Per molti ospedali il rischio era semplicemente proibitivo, ma a Torino i medici hanno deciso di cucire su di lui un protocollo “su misura”, permettendogli di affrontare l’asportazione del tumore restando sempre sveglio.

L’intervento è stato un delicato equilibrio tra scienza e psiche. Mentre i chirurghi operavano per circa un’ora, l’uomo è rimasto in contatto costante con la dottoressa Valentina Palazzo. Attraverso le tecniche ipnotiche, il paziente è riuscito a staccarsi mentalmente dalla sala operatoria, lasciandosi trasportare dai ricordi e dalle sensazioni delle sue amate campagne pugliesi. Un viaggio immaginario che ha ridotto lo stress e il bisogno di farmaci, permettendogli di respirare autonomamente per tutta la durata dell’operazione.

In un contesto simile, la mano del chirurgo deve essere più che mai precisa e rapida. Muoversi su un paziente sveglio richiede una delicatezza estrema e una velocità d’esecuzione fuori dal comune per garantire che l’esperienza resti tollerabile. Il risultato è stato impeccabile: l’uomo non solo ha superato l’intervento, ma lo ha fatto con una serenità che ha sorpreso lo staff medico.

Il post-operatorio è stato quasi miracoloso nella sua rapidità. Senza il peso dell’anestesia generale, il paziente non ha avuto bisogno della terapia intensiva ed è tornato subito in reparto. Già dopo 24 ore camminava di nuovo tra i corridoi e mangiava regolarmente, con un dolore post-operatorio praticamente nullo. Un recupero lampo che restituisce dignità e qualità di vita in tempi record.

Questo successo non è solo un caso isolato, ma una lezione per il futuro. Dimostra che la medicina può e deve essere personalizzata, adattandosi alla fragilità del singolo individuo anziché applicare schemi rigidi. È una nuova via per la chirurgia oncologica, che permette di curare anche chi, fino a ieri, sembrava destinato a restare senza opzioni.

Siamo di fronte a una nuova frontiera per i pazienti più fragili“, ha commentato con orgoglio Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute di Torino. “Questo intervento dimostra che, quando l’eccellenza chirurgica si unisce all’empatia e a tecniche innovative come l’ipnosi, i confini di ciò che è possibile si spostano, offrendo cure salvavita anche a chi corre rischi troppo alti con i protocolli standard“.

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