
di Umberto Zollo | Torino (TO) – Una bambina di 7 anni è stata presa in cura al Regina Margherita. Il caso richiama l’attenzione sulle carenze di vitamina C e sulle fragilità nutrizionali in età pediatrica.
Una bambina di 7 anni è stata presa in cura all’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino dopo la diagnosi di un quadro clinico compatibile con scorbuto pediatrico, una condizione rara causata da una grave e prolungata carenza di vitamina C. Il caso, gestito in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino, è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale NEJM Evidence.
Lo scorbuto è spesso associato alle malattie del passato, ma può ancora manifestarsi quando l’alimentazione risulta fortemente limitata e priva di fonti adeguate di vitamina C, contenuta soprattutto in frutta e verdura. La patologia altera la sintesi del collagene, una proteina fondamentale per il sostegno e l’elasticità di pelle, ossa, cartilagini e vasi sanguigni.

Le conseguenze possono comprendere fragilità dei tessuti connettivi, sanguinamenti, dolore osteo-articolare, stanchezza, irritabilità e difficoltà nella deambulazione. Proprio la scarsa familiarità con questa condizione può rendere più complesso il percorso diagnostico, soprattutto quando i sintomi vengono inizialmente ricondotti ad altre cause.
Il caso torinese richiama l’attenzione sulla diffusione di forme severe di selettività alimentare in età pediatrica. Alcuni bambini seguono regimi estremamente ristretti, talvolta privi di frutta e verdura, con il rischio di sviluppare carenze nutrizionali rilevanti. Il fenomeno può essere osservato anche in presenza di disturbi del neurosviluppo, inclusi i disturbi dello spettro autistico, quando la limitazione dell’alimentazione diventa marcata e persistente.
In questo contesto assume particolare importanza un’anamnesi accurata, capace di approfondire non soltanto i sintomi, ma anche le abitudini alimentari del paziente. L’ascolto della famiglia può fornire elementi decisivi per individuare una patologia rara e avviare tempestivamente una terapia adeguata.
La professoressa Franca Fagioli, direttrice del Dipartimento Patologia e Cura del Bambino Regina Margherita e della Scuola di Specializzazione in Pediatria dell’Università di Torino, sottolinea il valore del lavoro svolto: “La pubblicazione su una rivista di tale rilievo rappresenta un importante riconoscimento per il lavoro clinico svolto presso la nostra struttura. Sottolinea il valore di una pediatria che coniuga rigore clinico, attenzione alla persona e cultura dell’ascolto.”
Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera OIRM-Sant’Anna di Torino, Adriano Leli, evidenzia la rilevanza scientifica del caso: “Questo risultato testimonia l’elevato livello professionale e scientifico della nostra Azienda e conferma la grande preparazione dei nostri specialisti nella diagnosi e nella gestione di patologie complesse e ri-emergenti.”
Il dottor Emanuele Savasta, neospecialista della Scuola di Specializzazione in Pediatria di Torino e primo autore del lavoro, richiama l’attenzione sui segnali da non sottovalutare: “Abbiamo ritenuto fondamentale condividere questo caso per il suo valore didattico. In presenza di dolore persistente o zoppia non spiegata da traumi, è essenziale un’anamnesi accurata. Le abitudini alimentari devono essere sempre indagate. Nella severa selettività alimentare, lo scorbuto deve entrare nella diagnosi differenziale. Una diagnosi precoce consente di evitare esami inutili e di avviare rapidamente una terapia efficace.”
La vicenda riporta quindi l’attenzione su una malattia considerata per lungo tempo quasi scomparsa, ma ancora clinicamente rilevante. Per i pediatri diventa essenziale riconoscere i sintomi, approfondire la storia alimentare dei pazienti e valutare anche le patologie che, pur rare, possono emergere in presenza di nuove fragilità nutrizionali.
