La Nasa accelera il suo programma “Lunar Fission Surface Power” con l’obiettivo di installare il primo reattore nucleare sulla Luna entro il 2030, segnando un passo cruciale nella corsa spaziale tra Stati Uniti e Cina. L’agenzia spaziale americana ha recentemente lanciato una gara destinata alle industrie private del settore, chiedendo progetti per un reattore a fissione capace di operare sul suolo lunare, in particolare nel polo Sud, considerato il sito più adatto per la costruzione del primo habitat permanente della missione Artemis. La mossa della Nasa non è solo simbolica: garantire energia affidabile e continua agli insediamenti lunari sarà fondamentale per sostenere le future missioni con equipaggio e pianificare i viaggi verso Marte.
Il programma Artemis, annunciato nel 2017, prevede il ritorno degli astronauti americani sulla Luna entro il 2027, ma i ritardi nello sviluppo della Starship di SpaceX hanno reso più incerta la tabella di marcia. Di contro, la Cina procede spedita verso la sua prima missione con equipaggio prevista per il 2030, alimentando la competizione internazionale. La costruzione di un reattore nucleare lunare permetterebbe agli Stati Uniti di consolidare la presenza americana sulla Luna, garantendo energia costante anche durante le lunghe notti lunari, superando i limiti dei pannelli solari tradizionali.
La scelta di realizzare un reattore da 100 kilowatt, con un peso massimo di 15 tonnellate per consentirne il trasporto tramite i lander della Nasa, rappresenta un passo tecnologico fondamentale. Il reattore sarà in grado di operare per almeno dieci anni, alimentando il campo base Artemis e permettendo la sperimentazione di tecnologie essenziali per future missioni su Marte. L’iniziativa rientra anche nel contesto degli Artemis Accords, il trattato internazionale che concede ai Paesi firmatari il diritto di stabilire una “safety zone” nelle aree in cui operano sulla Luna, rafforzando così il prestigio e la sicurezza delle operazioni americane contro eventuali interferenze di Cina e Russia, che hanno piani simili per il 2035.
Sean Duffy, direttore ad interim della Nasa, ha sottolineato che questa tecnologia è di importanza critica per la leadership americana nello spazio e per garantire energia sicura agli insediamenti lunari, affermando l’intento degli Stati Uniti di rivendicare strategicamente le zone più adatte per l’insediamento umano. La sfida tecnologica lanciata dalla Nasa promette di aprire una nuova era nella colonizzazione del satellite naturale della Terra.
